Il cervello degli uomini e il cervello donne: differenze

Anche il cervello è una “questione” di genere. Ricercatori scientifici a confronto sui più annosi dibattiti in tema di “brainstorming” maschile e femminile.

“La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele – diceva Albert Einsten e poi proseguiva – Abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”. Un dono che sembra molto più sviluppato nel gentil sesso che nel cosiddetto sesso forte. Chi infatti può dire di non essersi, almeno per una volta, trovato dinnanzi a quel guizzo femminile che ha saputo trovare la chiave di volta di una situazione in apparenza irrisolvibile? Ebbene, se come crediamo, anche tu hai richiamato alla mente quel certo episodio, allora cerchiamo di capire che cosa fa della donna una creatura più intuitiva dell’uomo. Ma come? Verrebbe da obiettare, le Sacre Scritture affermano che la donna venne creata successivamente ad Adamo e, per giunta, da una sua costola. Come può essere quindi possibile che questa creatura, in fatto di materia grigia, spicchi per quel certo sesto senso, di cui tutti abbiamo sentito parlare, ma che poi, alla prova dei fatti, stentiamo a definire? Alla luce degli ultimi studi, una ragione alla base dell’intuito femminile, c’è eccome! O forse ben più di una. E la scienza è qui a dimostrarci questo aspetto, e tanti altri che hanno sempre a che fare col funzionamento dell’organo forse più enigmatico in assoluto qual’è appunto il cervello umano, simile ma non uguale, nel maschio e nella femmina. Bando quindi ai luoghi comuni che tendono a inscatolare uomini e donne in stereotipi che lasciano il tempo che trovano e vediamo perchè l’uomo ha quel certo chiodo fisso, o perchè è spesso più abile nel parcheggiare, mentre se deve muoversi su più piani, dando un occhio al bimbo nella culla, controllare la pentola sul fuoco e fare la lista della spesa, rischia di andare in tilt al primo vagito. Quindi, continua a leggere questo articolo per saperne di più sul tema il cervello degli uomini e il cervello delle donne: differenze. Ne scopriremo delle belle!

Cervello maschile e femminile: quanto contano le dimensioni?

La risposta potrebbe essere: “Dipende…”, dipende cioè dalle conclusioni che si vogliono trarre. Se infatti ciò che si vuol rilevare è il margine di discrepanza dimensionale tra il cervello maschile e femminile, le dimensioni contano, nel senso che il primo supera il secondo anche in fatto di peso. L’encefalo di una donna infatti pesa in media 1.200 grammi, mentre quello di un uomo un po’ di più, e cioè circa 1.350 grammi.

Questa diversità però è irrilevante ai fini della valutazione del quoziente intellettivo di cui dispongono maschi e femmine. In altre parole, il genio può essere tanto maschile che femminile e specie negli ultimi cento anni si sta assistendo ad una “rimonta” delle prestazioni delle donne sottoposte ai test del cosiddetto Q.I., dove Q sta per “quoziente” e I per “intelligenza”.

E questo accade non certo perché i geni o le dimensioni del cervello femminile sono cambiati nel tempo, ma perché il gentil sesso ha avuto più accesso ai poli dedicati all’istruzione incrementando così le proprie possibilità di espressione rispetto ai secoli scorsi.

Neuroni e Connessioni: una questione legata al genere?

Qui è proprio il caso di parlare di “gender gap”, ovvero di divario tra il genere maschile e femminile ma non per assunti di tipo socio culturale. Sembra infatti che ci sia unità di vedute tra i vari studiosi del settore quando affermano che, in generale, i maschi sono dotati di più neuroni, mentre le donne di maggiori connessioni tra un emisfero cerebrale e l’altro.

Ma questa discrepanza neuronale non deve far incorrere nell’errore di reputare il gentil sesso meno acuto intellettivamente. Infatti nonostante il minor numero di neuroni, le donne possiedono tuttavia aree cerebrali con almeno il 10% di neuroni e connessioni in più.

Cosa hanno rivelato le tecniche di neuroimaging?

Ricercatori della Harvard Medical School, tramite il ricorso a tecniche di neuroimaging (come RM Pet, Spect; fRM) hanno riscontrato una maggiore densità di neuroni in aree della corteccia temporale femminile collegate con funzioni linguistiche ed emozionali. Ecco quindi svelato perché le donne hanno maggiore facilità a comunicare verbalmente le emozioni e ad esprimere i sentimenti.

Altre aree più sviluppate nel cervello femminile sono risultate quelle dell’ippocampo, principale centro di controllo delle emozioni e di formazione dei ricordi, e l’insieme dei circuiti utili per l’osservazione delle emozioni altrui. Ecco perché le donne sono facilitate quanto a capacità di stabilire profondi legami di amicizia, oltre che di “leggere tra le righe” emozioni e stati d’animo altrui.

Perché la donna è più intuitiva dell’uomo?

La ragione sembra che vada ricercata nella diversa composizione del cervello maschile e femminile, ma anche nel differente funzionamento delle connessioni tra emisferi. Recenti studi dell’University of Pennsylvania hanno consentito di mettere a fuoco il percorso seguito dagli impulsi elettrici nel cervello.

Ebbene, su un campione di quasi 1000 persone, diverse quanto a sesso ed età, sottoposto a risonanza magnetica con il metodo della “connettomica” questi sono stati gli esiti. Le connessioni nel cervello dell’uomo hanno un movimento avanti e indietro lungo lo stesso emisfero. Tutt’altra cosa è ciò che che è stato verificato nel cervello della donna, dove le connessioni sono anche di tipo trasversale, cioè dall’emisfero destro a quello sinistro.

A cosa si deve il fattore “multitasking” nella donna?

“Nel tempo che un uomo impiega a fare una cosa, una donna ne fa simultaneamente tante di più” si è soliti dire. Espressione che nel tempo e con gli inglesismi a cui nemmeno la lingua italiana è immune, è stata ribattezzata come capacità multitasking, indiscusso appannaggio del gentil sesso. Ebbene anche per questa attitudine, sembra che la ragione possa essere ricercata nel funzionamento più plastico del cervello femminile con conseguente facilitazione nella comunicazione interemisferica.

In che senso il cervello dell’uomo è tutto d’un pezzo?

Può forse apparire strano, ma il detto secondo cui l’uomo è tutto d’un pezzo può avere il suo fondo di verità anche con riguardo al sistema di funzionamento del suo cervello. E’ infatti un dato di comune acquisizione che la procedura del cervello maschile sia di tipo più razionale e sequenziale e concentrata nell’emisfero legato alla logica, senza troppi “voli pindarici” da un emisfero cerebrale all’altro.

Questo, in senso più allargato, spiegherebbe perché i maschi tendono ad eccellere nelleattività motorie, dove si impiegano muscoli, coordinamento e abilità strategiche, nonché nelle situazioni dove si richiede orientamento e attenzione ai dati spaziali. Non è affatto infrequente che sia l’uomo il prescelto, all’interno della coppia, nel leggere le mappe stradali.

Emisfero destro ed emisfero sinistro del cervello: due “gemelli diversi”?

I due emisferi, destro e sinistro, di cui si compone il cervello umano, sono per loro genesi e natura legati rispettivamente all’intuizione e al pensiero logico razionale. Per cui il fatto che l’uomo abbia solitamente più dimestichezza con tutto ciò che è legato a nozioni spazio temporali, come ad esempio ritrovare la strada di casa in una notte scura, sembra dovuto all’emisfero sinistro.

Il funzionamento dei circuiti nervosi cioè risulta più limitato nell’uomo, il cui cervello segue schemi basati prevalentemente sulla razionalità. Ecco spiegata nell’uomo, la maggiore predisposizione e velocità nel processare le informazioni.

La donna, potendo contare su un funzionamento cerebrale più plastico, sa essere molto più empatica e sensibile, con migliori capacità di analisi e di attenzione anche per i minimi dettagli. Un caso di “scuola” è quello di chiedere ad un lui la descrizione di un abito da sposa. Se il mister in questione si dovesse limitare a riferire che l’abito era chiaro, lungo e stretto in vita, cara signora che leggi, non farne una malattia! Non è colpa sua, ma del suo emisfero sinistro.

Corpo calloso maschile e femminile: cosa c’è da sapere?

I due emisferi sono associati tra loro da un ponte di fibre nervose noto come corpo callosoper l’appunto. Le fibre del corpo calloso consentono ai due emisferi di scambiarsi informazioni in tempi brevissimi cosicché, semplificando al massimo, si potrebbe dire che il sinistro sa cosa fa il destro e viceversa.

E visto che la curiosità è donna, il corpo calloso nella femmina è ben più innervato di quello del maschio, ecco quindi spiegate le attitudini a più amplio spettro che caratterizzano ilpianeta donna.

Quindi, cari uomini, se alla vostra compagna non sembra sfuggire mai nulla, non è tanto questione di pettegolezzo, ma di corpo calloso che riesce a fornire una versione più olistica del mondo.

Amigdala “Lui-Lei” diversa per dimensioni e funzionamento

Una ulteriore differenza, importante per le ripercussioni funzionali che ne possono derivare, è quella relativa a un’area considerata la custode delle emozioni, chiamata amigdala per la forma che la fa somigliare a una mandorla.

L’amigdala è anche conosciuta come il centro cerebrale della paura, della rabbia, dell’aggressività. Ha anch’essa dimensioni maggiori negli uomini che nelle donne, oltre che un funzionamento significativamente diverso nei due generi.

L’amigdala femminile si attiva infatti più facilmente se sollecitata dalle sfumature emotive, per questo la donna riesce a ricordare con dovizia di particolari i primi appuntamenti, le premure o gli sgarbi ricevuti. Nell’uomo, invece, l’amigdala, che è l’area più primitiva del cervello, mantiene soprattutto le sue funzioni più ancestrali, quelle cioè che registrano le paure e scatenano l’aggressività. Per questo l’uomo è più facile all’ira, e allo scontro fisico.

C’entra qualcosa la teoria evoluzionistica con i due cervelli?

Sembra proprio di sì. Le differenze comportamentali riconducibili al cervello dell’uno o l’altro sesso, possono farsi risalire alla teoria evoluzionistica. Se è vero che di fronte a un pericolo la donna doveva proteggere la prole, cercando magari di placare pure i conflitti, compito dell’uomo era quello di aggredire e allontanare l’aggressore.

Da ultimo, ma non per ordine d’importanza, entra in gioco pure il discorso connesso agli ormoni sessuali. La motivazione del maggior impulso sessuale nell’uomo troverebbe la sua causa nell’ipotalamo che nel sesso forte sarebbe ben due volte e mezzo più grande di quello della donna. Quindi se l’uomo è spesso additato come colui che ha, più o meno sempre, “quel chiodo fisso” nel cervello, ora sappiamo che non è “colpa” sua, ma dell’ipotalamo.

Quando “quel chiodo fisso” configura il reato di stalking

Giustificazioni di carattere scientifico a parte, è bene però sapere che se i comportamenti a sfondo sessuale superano una determinata soglia, tanto da arrivare davanti ad un giudice, la legge è tutt’altro che conciliante. Anzi, visto l’aumento esponenziale di casi di persecuzione verso le donne, la Cassazione con una recente sentenza, ha compiuto un significativo passo in avanti a tutela delle vittime di atti persecutori.

Nello specifico, è stato infatti statuito che, ai fini della configurabilità del reato di atti persecutori (stalking), è sufficiente il realizzarsi anche di uno solo degli eventi alternativamente previsti dal codice penale , ossia il “perdurante e grave stato di ansia o di paura” o “il fondato timore per l’incolumità propria”. Nel caso suddetto, le improprie attenzioni dell’uomo si erano concretizzate tramite appostamenti sotto l’abitazione della donna e tramite scritte a sfondo sessuale sulla sua autovettura e sul portone dell’abitazione.

Approcci, tutti questi, sufficienti ad arrecare alla malcapitata generali stati d’ansia accompagnati da insonnia e perdita di peso. Quindi anche in assenza di fondato timore per la propria incolumità, secondo gli “ermellini” può configurarsi reato di stalking in caso di perdurante stato di ansia e paura. Un significativo giro di vite contro certi tipi di approcci.

Di Maria Teresa Biscarini

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