Come stiamo rovinando la vita ai nostri figli

Dottore mio figlio sta morendo, ha starnutito! Mister lo vede mio figlio come gioca? E’ il nuovo Totti! Professore ma alla gita non possiamo venire anche noi genitori? Maestra può spostare il compito in classe mio figlio non ha avuto tempo di ripassare? Allarme rosso alla scuola materna Francesco ha perso l’orsacchiotto! Abbiamo mandato dei curricula, siamo in attesa ci chiamino per il colloquio di lavoro. C’è poco da sorridere: siamo tutti ‘genitori elicottero‘, pronti ad andare in soccorso dei figli, pronti a sorvolare sopra le loro teste per controllare qualsiasi cosa facciano e infine ad atterrare e a risolvere ogni loro problema. In ansia sempre, in mezzo ad ogni situazione per immischiarsi nel bene e nel male, magari in buona fede con l’idea di far crescere i figli senza fargli conoscere dolori e brutture, in una parola farli scivolare senza sforzo lungo il cammino della vita. Genitori che lavorano e dunque combattono con i sensi di colpa del poco tempo a disposizione con loro e dunque bravissimi ad organizzare il tempo dei figli con planning degni di top manager.

Superpapà e supermamme che si fanno in quattro per accompagnarli a fare sport, magari portandogli il borsone o asciugandogli bene i capelli con il phon oppure a riprenderli a notte fonda da feste e incontri in giro per la città. Genitori così se ne incontrano ovunque: al corso di danza classica, al supermercato, all’asilo, sull’autobus o davanti allo specchio. Di questa tendenza iperprotettiva che se non fosse preoccupante quando è applicata all’ennesima potenza sarebbe tragicomica un libro scritto da due redattrici dello Spiegel Online, Lena Greiner e Carola Padtberg fa un vero e proprio affresco (Genitori Elicottero, Feltrinelli Urra). Viene da chiedersi talvolta: come ha fatto l’umanità fino ad oggi a sopravvivere per la maggior parte del tempo senza genitori di questo tipo? O meglio come fa tutta quell’altra umanità fuori dalla comfort zone delle nostre calde cucce occidentali ad andare avanti senza l’elisoccorso?
Le due autrici hanno messo insieme episodi spesso esilaranti che sono stati raccontati loro dai lettori cui Greiner e Padtberg avevano chiesto esempi vissuti. Gli aneddoti arrivati da educatori, pediatri, allenatori di calcio e quant’altro, sono spesso folli a dimostrazione che i genitori elicottero che non si fidano più di nessuno spesso non hanno il senso della misura. “L’80% dei bambini del mio asilo nido si ritrova genitori elicottero pignoli e iperansiosi”, dice un’educatrice alle prese con 100 e mille paranoie quotidiane. C’è chi arriva a sguinzagliare avvocati perchè si sentono in diritto di agire nei confronti della scuola o di un insegnante. Perchè? Ad esempio perchè vogliono a tutti i costi partecipare alla gita scolastica e al no categorico si appellano alla giustizia.
Genitore elicottero è anche quello che aiuta i figli nei compiti, correggendoli a casa prima che i ragazzi li riportino a scuola. Per non parlare dei padri ambiziosiuna vera e propria piaga per gli allenatori di calcio capaci di tali comportamenti scorretti da esaurire squadre intere.

Dove la vicenda si fa più tragica che comica è quando i figli raggiungono età giuste per non avere più anche anagraficamente bisogno della rete genitoriale. Eppure anche lì fidarsi è bene controllare è meglio: ecco così genitori che vanno a prenotare l’esame all’Università, a riempire il frigorifero della casa dove sono andati ad abitare i figli studenti persino a rispondere per loro agli annunci di lavoro. Poi ad un certo punto arriva l’affrancamento ma le conseguenze spesso sono fatali: i genitori elicottero che per una vita hanno protetto i figli in modo quasi fanatico mettendo le loro vite in secondo piano, hanno puntato tutto sulla prole facendo del loro essere genitori una ragione di vita. Occuparci dei figli può dare dipendenza, ci illude di renderci felici ma quando sono andati via dal nido cosa resta di noi? Dice lo psichiatra dell’età evolutiva Michael Winterhoff “questi genitori non sono in grado di tracciare una linea di demarcazione tra se stessi e i figli, ciò accade perchè negli ultimi due decenni padri e madri hanno perso molte sicurezze sul lavoro, sul welfare. Inconsapevolmente questi genitori trasformano la felicità del figlio nella propria felicità: percepiscono il figlio come un loro prolungamento, vivono in simbiosi. I genitori devono rendersi conto di non poter essere i migliori amici dei figli. Il loro compito è orientarli, guidarli, proteggerli, dire di no”. (Ansa)

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