Mentre si continua a parlare di fascismo e nazismo, qualcuno potrebbe provocatoriamente domandarsi: se oggi possiamo trasformare un imperatore medievale, con le sue repressioni, deportazioni e distruzioni, in una grande rievocazione popolare, qualche nostalgico può ben sperare che fra 800 anni qualcuno faccia lo stesso con Mussolini o Hitler?
Il paragone, naturalmente, non significa equiparare Federico II al fascismo o al nazismo: sarebbe storicamente scorretto, perché parliamo di epoche, sistemi politici, ideologie e crimini profondamente diversi. La provocazione serve invece a porre una domanda sulla memoria selettiva: quanto deve passare perché gli aspetti più brutali di un potere finiscano sullo sfondo e rimangano soprattutto costumi, simboli, spettacolo e folklore?
Quando si celebra Federico II , proprio in Puglia, vediamo castelli, dame, cavalieri, falconieri, cortei e banchetti. Ma se si vuole utilizzare la parola “storia”, allora bisogna raccontare anche l’altra faccia dell’imperatore.
E soprattutto bisogna dire dove accadde.
SICILIA → LUCERA (PUGLIA). Tra gli anni Venti e Quaranta del XIII secolo migliaia di musulmani siciliani furono trasferiti forzatamente dalla Sicilia a Lucera. Le deportazioni riguardarono anche gli ultimi gruppi ribelli; Treccani documenta trasferimenti nel 1224-25 e ancora negli anni successivi. Federico successivamente concesse alla comunità di Lucera una certa autonomia e utilizzò musulmani come soldati e artigiani, ma questo non cancella l’origine coercitiva dell’insediamento. Treccani
CELANO (ABRUZZO). Qui la vicenda diventa ancora più impressionante. Dopo lo scontro con il potere imperiale, gli abitanti furono fatti uscire dalle proprie case; Celano venne distrutta e incendiata, salvo la chiesa di San Giovanni. Gli abitanti furono successivamente deportati in altre località e la città venne persino ribattezzata Cesarea. Una voce del Dizionario Biografico Treccani documenta inoltre la deportazione nel 1223 di abitanti, con mogli e figli, verso la Sicilia e poi Malta. Treccani
FOGGIA E SAN SEVERO (PUGLIA). Dopo la ribellione del 1229 la risposta imperiale comportò la distruzione delle mura e il riempimento dei fossati. Foggia rimase senza mura per il resto del regno di Federico; alcuni anni dopo le fu imposta anche una pesantissima multa. Treccani
TROIA (PUGLIA). Nel 1233 furono distrutte anche le mura di Troia. Treccani riferisce inoltre che nel 1250 Federico progettava di spopolare completamente la città, progetto che non riuscì a portare a termine prima della morte. Treccani
REGNO DI SICILIA E IMPERO – GLI ERETICI. Non parliamo soltanto di guerre. La legislazione federiciana contro l’eresia fu durissima. Nel Liber Augustalis l’eresia era considerata un crimine pubblico e, accertata la colpevolezza attraverso il procedimento previsto, l’autorità secolare eseguiva la pena del rogo pubblico. Federico estese inoltre disposizioni antiereticali in diverse parti dell’Impero. Treccani
Ed è qui che emerge la contraddizione.
Lucera: deportazioni.
Celano: distruzione, incendio e deportazioni.
Foggia e San Severo: mura abbattute.
Troia: mura distrutte e un progetto di spopolamento.
Per gli eretici: una legislazione che contemplava il rogo.
Poi, otto secoli dopo, Federico II diventa spesso corteo, costume, tamburo, falconeria, gastronomia e attrazione turistica.
Una rievocazione può essere bellissima e può produrre turismo e ricchezza. Ma non coincide automaticamente con una lezione di storia. È una rappresentazione contemporanea che seleziona alcuni aspetti del Medioevo per costruire uno spettacolo destinato al pubblico.
Ed è proprio questo il punto che metterei al centro:
se intorno a Federico II si costruisce un evento turistico e commerciale, lo si dica. Se invece si pretende di raccontare la storia, allora la storia va raccontata tutta.
Non soltanto lo Stupor Mundi. Anche Celano, Lucera, Foggia, San Severo e Troia.
E non serve chiamarlo fascista o nazista: sarebbe storicamente sbagliato. Il problema è molto più interessante. Perché siamo giustamente attentissimi a non edulcorare le dittature contemporanee, mentre quando un personaggio medievale diventa un prodotto turistico siamo disposti a trasformarne la memoria in una grande festa?
Il Medioevo non era una festa in costume.
E Federico II non era un personaggio di una sfilata. Era un imperatore. Con tutto ciò che, nel XIII secolo, significava esercitare quel potere.
E allora un’ultima provocazione. Quando indossate quei costumi e andate a sfilare in una rievocazione dedicata a Federico II, sappiate anche in cosa state sfilando.
Non state rappresentando soltanto castelli, dame, cavalieri, falconieri e banchetti. State scegliendo di rappresentare un’epoca e un potere che conobbero anche repressioni, deportazioni, città punite e distrutte e una legislazione durissima contro gli eretici.
Nessuno pretende che durante una festa medievale si rappresentino soltanto atrocità. Ma almeno conosciamo la storia prima di indossarne il costume.
Perché una rievocazione può essere spettacolo, turismo e business. La storia, invece, non dovrebbe diventare un costume da indossare scegliendo soltanto le parti più comode.
Quindi, quando sfilate, fatelo pure. Ma sappiate anche che cosa state rievocando.
Perché Federico II non è soltanto lo Stupor Mundi delle fotografie e delle feste. È anche Lucera, Celano, Foggia, San Severo e Troia.
Quella storia esiste. Anche quando non conviene metterla in corteo.
