La Cattedrale e il centro storico esistono 365 giorni all’anno. Riempire le piazze per qualche giorno non significa aver valorizzato una città. Tra autocompiacimento, degrado e cultura confusa con discoteca e street food, Altamura merita ben altro. L’affluenza è presente anche ad aprile e maggio , confermato dalla Proloco di Altamura.

Al netto di quello che possono scrivere certi cafoni da tastiera (cialtroni e impostori interessati) nelle reazioni scomposte di chi non tollera le critiche e delle immancabili autocelebrazioni di qualche associazione e di ambienti politici che sembrano aver trasformato l’autocompiacimento in una professione, sarebbe il caso di ricordare alcune verità elementari.

La Cattedrale di Altamura esiste 365 giorni all’anno. Il centro storico di Altamura esiste 365 giorni all’anno. La storia di Altamura non comincia quando arrivano la folla di due giorni e non finisce quando queste se ne vanno.

E soprattutto, sarebbe opportuno chiarire una volta per tutte un concetto che evidentemente continua a sfuggire a qualche impostore ignorante: la quantità non è qualità.

Migliaia di persone concentrate in una piazza per due giorni non rappresentano automaticamente un successo culturale, un miglioramento della città o un risultato positivo per il territorio.

Una folla può testimoniare la capacità di richiamare pubblico. Nulla di più, se non vengono dimostrati anche benefici concreti, duraturi e misurabili.

LA FOLLA NON È UN CERTIFICATO DI QUALITÀ

Ad Altamura sembra essersi affermata una curiosa teoria: più persone si ammassano nelle strade, maggiore sarebbe il successo di un’iniziativa.

Come se bastasse contare le teste per misurare il valore culturale di una manifestazione.

Come se la presenza di migliaia di visitatori potesse cancellare automaticamente problemi, disservizi e situazioni di degrado.

Non funziona così.

Una città può essere piena di gente e contemporaneamente essere sporca, disorganizzata e incapace di gestire adeguatamente i propri spazi pubblici.

Anzi, quando una grande affluenza non viene accompagnata da servizi adeguati, il rischio è esattamente l’opposto: aumentano i rifiuti, lo sporco, il disordine, la pressione sugli spazi pubblici e tutte quelle situazioni che possono rendere ancora più evidenti le criticità esistenti.

La folla non ripulisce le strade.

La folla non ripara i marciapiedi.

La folla non restituisce decoro ai vicoli trascurati.

La folla non sostituisce la manutenzione.

E soprattutto la folla di due giorni non cancella il degrado degli altri 363.

PIÙ GENTE NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE UNA CITTÀ MIGLIORE

È proprio questo il punto che bisognerebbe avere il coraggio di affrontare.

Quando una città presenta problemi di pulizia, decoro e organizzazione, richiamare un grande numero di persone senza una gestione proporzionata può aggravare la situazione.

Più persone significano potenzialmente più rifiuti, più contenitori da svuotare, più necessità di pulizia, maggiori esigenze igieniche, più pressione sui servizi e sugli spazi pubblici.

Se questi aspetti non vengono programmati e gestiti correttamente, il risultato rischia di essere un accumulo di sporcizia e disagi.

Non si può chiamare valorizzazione culturale ciò che rischia di trasformare il centro storico in un enorme contenitore di rifiuti, rumore discotecaro e confusione.

Il successo non dovrebbe essere misurato soltanto attraverso il numero dei presenti, ma anche attraverso la qualità dell’organizzazione, il rispetto dei luoghi e le condizioni nelle quali la città viene restituita ai suoi abitanti.

Perché il vero risultato non è soltanto quanta gente arriva.

È anche ciò che resta quando quella gente se ne va.

LA CULTURA NON È UNA DISCOTECA E NON SI MISURA IN PANINI VENDUTI

Un’altra grande confusione riguarda il significato stesso della parola cultura.

Ormai sembra che basti montare un palco, accendere qualche amplificatore, sistemare una serie di bancarelle e riempire le strade di punti ristoro per parlare di valorizzazione culturale.

Ma la cultura è ben altro.

La cultura è conoscenza, storia, tutela, ricerca, educazione e rispetto del patrimonio.

Non è una competizione a chi vende più panini.

Non è una gara a chi riempie maggiormente una piazza.

Non è il volume della musica a determinare il valore di un’iniziativa.

Lo spettacolo è spettacolo. Il commercio è commercio. L’intrattenimento è intrattenimento.

Tutte attività legittime, che possono avere una loro utilità economica e sociale.

Ma pretendere di far passare qualsiasi forma di intrattenimento per un grande progetto culturale significa confondere deliberatamente cose profondamente diverse.

Altamura possiede già un’identità storica straordinaria. Non ha bisogno che venga trasformata in una discoteca a cielo aperto per dimostrare di esistere.

LA CATTEDRALE O IL CENTRO STORICO NON SONO SCENOGRAFIE DA UTILIZZARE QUANDO CONVIENE

La Cattedrale e il centro storico di Altamura rappresentano un patrimonio storico e architettonico che attraversa i secoli.

Sono lì ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni sera.

Lo stesso vale per i claustri, le strade e gli edifici del centro antico.

Eppure, viene spontaneo chiedersi perché tanta attenzione venga riservata alla capacità di richiamare pubblico e così poca, nel dibattito pubblico, alla valorizzazione quotidiana di questi luoghi.

Dove sono i progetti continuativi per il centro storico? E perché certi ignoranti cialtroni vengono lasciati a briglie sciolte per una cattiva immagine di Altamura a rate nel tempo?

Quali risultati concreti vengono raggiunti nella manutenzione, nella pulizia, nell’accoglienza e nella promozione turistica?

Quanto viene fatto per rendere Altamura realmente attrattiva durante tutti i mesi dell’anno?

Sono queste le domande che contano. Dove erano i bagni pubblici per i turisti ?

Un monumento non viene valorizzato soltanto perché migliaia di persone gli passano davanti.

La valorizzazione richiede che quelle persone possano conoscerne la storia, comprenderne il significato e visitarlo in condizioni adeguate.

Altrimenti il patrimonio monumentale rischia di diventare semplicemente uno sfondo per fotografie, video e pubblicità.

L’AUTOCOMPIACIMENTO NON CANCELLA LE BRUTTE FIGURE

C’è poi un altro fenomeno che meriterebbe un capitolo a parte: la straordinaria capacità di alcuni protagonisti della vita pubblica di trasformare qualsiasi situazione in un presunto trionfo.

Non importa quali siano le criticità sollevate.

Non importa se qualcuno segnala problemi di decoro, organizzazione o gestione.

Non importa se vengono poste domande legittime.

La risposta sembra essere sempre la stessa: tutto meraviglioso, tutto straordinario, tutto perfetto.

E chi osa dissentire diventa automaticamente il nemico da attaccare.

Ma l’autocompiacimento non è una prova di successo. E ripetere cento volte che tutto è andato benissimo non significa aver dimostrato che sia davvero così: il tempo è sempre galantuomo

Una valutazione seria dovrebbe considerare anche i problemi, gli eventuali disservizi, i costi sostenuti, le ricadute economiche effettive e le condizioni della città prima, durante e dopo le iniziative.

Il resto rischia di essere soltanto propaganda celebrativa.

ALTAMURA NON HA BISOGNO DI TIFOSERIE

Il problema di Altamura non può essere ridotto a una contrapposizione tra chi applaude e chi critica.

Una città non è una squadra di calcio.

Non esiste alcun obbligo di sostenere un’iniziativa soltanto perché viene organizzata nella propria città.

Si può amare profondamente Altamura e contestare il modo in cui viene amministrata, gestita o promossa, soprattutto in presenza di ignoranti e cialtroni conclamati.

Anzi, proprio l’attaccamento alla città dovrebbe spingere a pretendere standard più elevati.

Le associazioni meritano rispetto per il lavoro svolto, così come lo meritano i volontari e tutti coloro che contribuiscono alla vita cittadina ma si deve emarginale “la cancrena”.

Ma nessuno può pretendere di essere sottratto al giudizio pubblico però c’è l’A-B-C in tutte le circostanza e quando vengono meno è degrado.

Nessuna associazione è proprietaria della cultura. Nessun politico è proprietario di Altamura. E nessuna folla può essere utilizzata come scudo contro le critiche.

La libertà di esprimere opinioni non termina davanti a un comunicato celebrativo.

IL VERO SUCCESSO SI MISURA NEGLI ALTRI 363 GIORNI

Proviamo a cambiare prospettiva.

Immaginiamo Altamura in un qualsiasi giorno feriale, senza spettacoli, senza bancarelle e senza migliaia di persone nelle strade.

È in quel momento che bisogna osservare la città.

Quanto è pulita?

Quanto è curata?

Quanto è accessibile?

Quanto è accogliente per un turista?

Quanto è vivibile per i residenti?

Quali servizi offre?

Quale attenzione viene riservata ai suoi monumenti e al suo centro storico?

Questi sono gli indicatori che raccontano la qualità della vita urbana molto più di una fotografia di una piazza gremita.

La vera sfida è costruire una città capace di funzionare bene tutti i giorni.

Perché due giorni di folla possono essere il risultato di una buona capacità di richiamo, ma non costituiscono la dimostrazione di una buona amministrazione o di una politica culturale efficace.

Sono piani completamente diversi.

BASTA SCAMBIARE LA QUANTITÀ PER QUALITÀ

Altamura merita un confronto pubblico più serio.

È necessario affrontare concretamente i problemi della manutenzione, della pulizia, della tutela del patrimonio, dell’accessibilità, del turismo continuativo e della qualità degli spazi urbani.

Soprattutto, bisogna rispondere alle criticità con argomenti e soluzioni, anziché ricorrere a insulti, provocazioni e tentativi di screditare chi le denuncia.

Perché i problemi non scompaiono quando si attacca chi ne parla.

E le responsabilità non si cancellano con una fotografia di gruppo, un applauso o una dichiarazione trionfalistica.

Si possono riempire le strade senza riempire di contenuti una proposta culturale. Si possono attirare migliaia di persone senza migliorare di un millimetro la qualità della città. Si può fare molto rumore senza lasciare alcun risultato duraturo.

Questa è la distinzione fondamentale.

La quantità si conta.

La qualità si dimostra.

ALTAMURA RESTA ANCHE QUANDO LA FOLLA SE NE VA

Alla fine, spenti gli amplificatori, smontati i palchi e chiuse le bancarelle, Altamura continua a esistere.

Resta la Cattedrale.

Resta il centro storico.

Restano i cittadini.

E restano tutti quei problemi che nessuna celebrazione può cancellare. Tantomenno lo possono fare CIALTRONI , IMPOSTORI E TRUFFATORI

È lì che bisogna misurare la capacità di chi amministra, organizza e pretende di rappresentare culturalmente questa città.

Il vero successo si misura nei risultati concreti ottenuti, non nella quantità degli applausi ricevuti.

Le fotografie delle piazze affollate non raccontano le condizioni quotidiane delle strade.

La propaganda non può sostituire la qualità della vita dei cittadini.

Perché una città piena di gente non è necessariamente una città migliore. E se alla folla si accompagnano più sporcizia, più disordine e più degrado, il numero dei presenti non può diventare l’alibi per ignorare ciò che non funziona.

Altamura non ha bisogno di essere celebrata per due giorni e dimenticata per gli altri 363.

Ha bisogno di essere rispettata, tutelata e valorizzata per tutti i 365 giorni dell’anno.

Il resto è rumore. E il rumore, per quanto assordante, non è cultura.