Voglio partire da una premessa che per me è fondamentale: sono il primo a gioire quando vedo Altamura piena di turisti. Ed è proprio parlando di Federicus, Altamura e turismo che credo sia necessario distinguere il successo di pubblico dalla capacità di creare una vera crescita turistica.
Vorrei vederla così non soltanto durante Federicus, ma ogni settimana dell’anno, diversamente non avrei fatto neanche questo articolo. Più persone arrivano nella nostra città, più sono contento, perché significa far conoscere Altamura, il suo patrimonio, il suo pane, la sua storia, le sue attività e un territorio dalle enormi potenzialità.
Ma c’è una condizione che considero ancora più importante del numero delle presenze: queste persone ad Altamura devono stare bene.
Devono sentirsi accolte e rispettate, trovare servizi adeguati, prezzi corretti e una città capace di lasciare loro un bel ricordo. Devono ripartire pensando non soltanto “sono stato a Federicus”, ma soprattutto “ad Altamura voglio tornare”.
Perché portare migliaia di persone in città per tre giorni è certamente un risultato. Fare in modo che quelle persone vogliano ritornare è turismo.
Ed è proprio partendo da questa considerazione che credo sia necessario andare oltre l’entusiasmo per il prevedibile pienone di Federicus.
Federicus e il turismo che vorrei per Altamura
C’è infatti un equivoco che ad Altamura rischia di ripetersi puntualmente: confondere una grande partecipazione a un evento con il successo di una politica turistica.
Federicus richiama certamente moltissime persone e sarebbe assurdo negarlo. Anzi: ben vengano diecimila, cinquantamila o centomila visitatori, se davvero arrivano. Magari fossero ancora di più.
Ma il numero deve essere il punto di partenza, non quello di arrivo.
E sorprendersi della presenza massiccia durante una manifestazione che mobilita già centinaia di persone tra figuranti, organizzatori, collaboratori e rispettive famiglie significa, in buona sostanza, scoprire l’acqua calda.
La domanda interessante non è soltanto: “Quanti sono arrivati?”
Le domande vere sono altre: “Come sono stati? Quanto è rimasto al territorio? E soprattutto, quanti avranno voglia di tornare?”
Perché il problema non è quanta gente riempia le strade per qualche giorno.
Il problema è capire cosa rimane quando quelle strade si svuotano.
Le presenze fanno scena, il ritorno fa turismo
Un centro storico affollato, fotografie, video, ristoranti pieni e migliaia di persone per strada producono certamente immagini suggestive.
Ma tutto questo non basta a dimostrare che un territorio abbia costruito un sistema turistico capace di funzionare nel tempo.
Il vero indicatore dovrebbe essere un altro: quante delle persone arrivate ad Altamura desiderano tornarci? Quanto spendono realmente sul territorio? Quante attività beneficiano dell’evento? Quanti pernottamenti vengono generati? E soprattutto, quale crescita rimane nei mesi successivi?
Sono queste le domande alle quali bisognerebbe rispondere prima di trasformare ogni folla in una celebrazione del successo.
Federicus, del resto, non nasce quest’anno.
È stato organizzato anche negli anni precedenti e proprio per questo oggi dovrebbe essere possibile misurarne gli effetti nel medio e lungo periodo, andando oltre fotografie, numeri delle presenze e dichiarazioni autoreferenziali.
Se dopo tante edizioni continuiamo a utilizzare come principale metro di valutazione quanta gente si vede per strada durante quei giorni, allora probabilmente manca ancora una parte fondamentale del ragionamento.
Il turista che arriva una volta non basta
Nell’intervista che ho ascoltato su Canale2 è emerso anche un elemento che considero molto più interessante del semplice conteggio delle presenze: il turista arriva, ma esiste anche il problema della delusione.
Ed è proprio da qui che dovrebbe partire una riflessione seria.
Portare qualcuno una volta sul territorio è relativamente semplice quando esiste un grande richiamo. La vera sfida è convincerlo a tornare.
Perché il turismo vero non è soltanto quello di chi arriva, fotografa, mangia qualcosa e riparte.
È soprattutto quello di chi, dopo essere stato bene, decide:
“Qui voglio tornare.”
E se, come indicano i dati sul turismo del territorio che andrebbero analizzati con attenzione, il ritorno dei visitatori non cresce nella maniera auspicata o emergono segnali di difficoltà, allora una domanda dobbiamo porcela.
Non possiamo continuare a raccontarci che alcuni giorni affollati siano automaticamente la dimostrazione di uno sviluppo turistico consolidato.
Altrimenti dovremmo spiegare una contraddizione abbastanza semplice: se le grandi manifestazioni organizzate negli anni precedenti hanno prodotto tutto questo straordinario sviluppo turistico, dove sono oggi i risultati strutturali?
Federicus c’era anche prima.
Per questo il vero bilancio non può ricominciare da zero ogni anno.
Attenzione alla “mangiatoia” e “alla festa dei paninari”
C’è poi un altro aspetto particolarmente delicato: quello economico.
Il turista non dovrebbe mai essere considerato qualcuno da spremere semplicemente perché “tanto è qui per l’evento”.
E qui utilizzo volutamente un termine forte: mangiatoia.
Se chi arriva percepisce prezzi sproporzionati — che si tratti della bottiglietta d’acqua, del pane, della ristorazione o di determinate iniziative collaterali a pagamento — magari nell’immediato qualcuno avrà incassato qualche euro in più.
Ma potrebbe aver perso un cliente per sempre.
Un turista soddisfatto spende e ritorna. Un turista che ritiene di essere stato spennato può spendere una volta sola.
Ed è una differenza enorme.
Questo, naturalmente, non significa mettere tutti i commercianti nello stesso calderone. Sarebbe profondamente ingiusto.
Moltissime attività lavorano seriamente durante tutto l’anno, investono, pagano dipendenti, tasse e utenze e rappresentano quotidianamente il vero volto dell’accoglienza della città.
Ed è proprio per questo che dovrebbero essere maggiormente coinvolte e ascoltate.
Meno autoreferenzialità, più commercianti al tavolo
Se si vuole davvero trasformare Federicus da grande manifestazione a strumento di sviluppo, occorre maggiore coordinamento tra organizzatori, amministrazione, commercianti, ristoratori, strutture ricettive e operatori turistici.
E serve soprattutto apertura.
I figuranti sono certamente fondamentali per costruire lo spettacolo. Nessuno lo mette in discussione.
Ma non basta ricostruire il Medioevo per tre giorni.
Bisogna costruire il giorno dopo.
Bisogna ascoltare anche chi tiene aperta un’attività dodici mesi all’anno, chi investe, chi accoglie quotidianamente i visitatori e persino chi ha qualcosa da criticare.
Perché criticare una manifestazione non significa necessariamente essere contro la manifestazione.
Anzi, talvolta la critica serve proprio a migliorarla.
E soprattutto una critica non dovrebbe essere liquidata con atteggiamenti pretestuosi, arroganti o con la convinzione che soltanto chi organizza abbia il diritto di stabilire quale sia la verità.
Nessuna manifestazione, per quanto grande, può diventare intoccabile.
Il successo vero comincia quando Federicus finisce
Federicus potrà avere diecimila, cinquantamila, centomila o ancora più presenze.
Ripeto: ne sarei felice per Altamura.
Ma il numero, da solo, continuerà a raccontare soltanto una parte della storia.
Perché una manifestazione può essere contemporaneamente un grande successo di pubblico e un’occasione di sviluppo territoriale utilizzata male.
Sono due cose completamente diverse.
Quando saranno spente le luci, smontati gli allestimenti, tolti i costumi e terminate le celebrazioni, bisognerà avere il coraggio di fare i conti.
Quanti turisti hanno pernottato?
Quanto hanno speso?
Quali categorie economiche hanno realmente beneficiato dell’evento?
Quante persone torneranno?
Quale promozione permanente è stata costruita?
Quali rapporti sono stati creati con gli operatori turistici?
E soprattutto: quale beneficio resterà ad Altamura tra sei mesi o tra un anno?
Perché il “pienone” durante Federicus può certamente essere motivo di soddisfazione per chi organizza.
Ma il risultato davvero straordinario sarebbe un altro:
vedere Altamura piena anche quando Federicus non c’è.
È questo il dato che, dopo tante edizioni, dovrebbe interessare più degli applausi, delle fotografie e di quelli che personalmente considero autocompiacimenti di bassa lega.
Le presenze si contano durante la festa. Lo sviluppo si misura quando la festa è finita.
Una considerazione personale
E chiudo con una considerazione strettamente personale.
Nei giorni di Federicus nessuno è obbligato a vivere Altamura in un solo modo. Ci sono tante altre cose da fare, da vedere e da scoprire, ad Altamura, sulla Murgia, a Matera e in tutto il territorio circostante.
Per quanto mi riguarda, dopo tante edizioni e dopo aver già avuto modo di osservare ciò che resta una volta terminata la festa, preferisco risparmiarmi l’ennesima pagliacciata celebrativa del “grande successo”, se poi questo successo non riesce a tradursi in una ricaduta concreta, diffusa e duratura per il territorio.
E aggiungo un consiglio assolutamente personale: prima di mettere mano al portafoglio, scegliete bene a cosa destinare i vostri soldi.
Spendete dove ritenete che ci siano qualità, correttezza, accoglienza e un valore reale. Nessuno deve sentirsi obbligato a pagare qualcosa soltanto perché fa parte del grande evento del momento.
Io, in quei giorni, guarderò anche altrove.
Perché la Murgia, Matera e i territori vicini offrono moltissimo da fare e da scoprire.
E continuerò a farlo fino a quando qualcuno, all’interno di quella che personalmente considero ormai una pagliacciata autoreferenziale, non imparerà anche cosa significano educazione e rispetto nei confronti dei tanti altamurani che hanno tutto il diritto di esprimere opinioni, critiche e perplessità senza essere trattati con arroganza o sufficienza.
Forse scegliere qualcosa di diverso può servire anche a ricordare una cosa molto semplice: Altamura non appartiene a una manifestazione. Il territorio non appartiene a pochi. E il turismo non vive tre giorni all’anno.
E poi, fatemi sognare…
E infine concedetemi una piccola nota ironica.
Sarà un caso che la nostra consigliata Bianca Lancia sia in testa dopo il consiglio lanciato da “Altamura Leonessa di Puglia page”?
Sicuramente sarà un caso. Però, almeno per una volta, fatemi sognare sulla nostra visibilità!
Perché se davvero anche un semplice consiglio pubblicato sulla pagina è riuscito a muovere curiosità, attenzione o qualche preferenza, allora significa che qualcuno ci legge. E magari anche più di quanto immaginiamo.
Sarà una coincidenza? Probabilmente sì. Ma lasciatemi almeno il gusto di pensare: “Ve l’avevamo detto noi”.
Anche se completamente ignorati da qualsivoglia comunicazione e/o comunicato stampa come testata giornalistica..Va bene così, lo so che a qualche nullità non piacciono i leccaculi e non piacciono quelli che raccontano la verità senza stravolgerla “a gettoni”.
