I “ratti e i topi di fogna medievali” si sono finalmente espressi, anche con una certa ansia nell’attendere le mie esternazioni (“menomale che non mi segue nessuno”), mettendo in evidenza, a mio giudizio, tutta la loro ignoranza, il loro provincialismo e la loro incapacità di sostenere un confronto serio, civile e costruttivo. Anche “i bannati disperati toccati da sempre” nei commenti di una povertà assoluta: falliti e fallite senza futuro.

La cosa più paradossale è osservare certi “falliti” che, dopo aver trovato spazio e visibilità grazie a un format ideato e costruito da altri, oggi pretendono di attribuirsi meriti che non appartengono loro. Meriti che, peraltro, non sembrano nemmeno capaci di valorizzare e sviluppare, dando prova di quella che definisco “manifesta incapacità”. Basta leggere le centinaia di commenti per capire di cosa stiamo parlando. Commenti che di certo non danno lustro ad Altamura con il contorno immancabile “dei toccati” che non ammettono per ovvi motivi.

Attorno a queste realtà si muove un gruppetto di “falliti”, tra “scappati di casa dal Nord” , “depresse depressi frustrati” e “truffatori”, espressioni forti con cui intendo contestare atteggiamenti che considero profondamente provinciali, inconcludenti e ostili verso chi esprime opinioni differenti.

Personaggi che, invece di rispondere nel merito delle questioni sollevate, preferiscono attaccare chi può documentare quarant’anni di attività professionale, svolta nel bene e nel male, con risultati, esperienze e responsabilità concrete.

Quarant’anni non si improvvisano. Non si acquistano e, soprattutto, non si cancellano con qualche commento astioso sui social.

La mia storia professionale non nasce ad Altamura e non si esaurisce ad Altamura. Comprende trent’anni di esperienze maturate in Italia, in Europa e nel mondo. Una realtà che qualcuno fatica evidentemente ad accettare.

E, a proposito di fatti concreti, attualmente sono 49 le emittenti radiotelevisive che ritrasmettono i miei prodotti, tra cui la Rassegna Stampa, in tutta Italia, con una presenza anche all’estero, in Spagna e in Brasile, attraverso due emittenti. Non certo perché “sono alto e bello”. Per non parlare dei podcast diffusi da anni su tutte le piattaforme e in tutto il mondo. Sono sicuramente ben accetti ma non sono alla ricerca di followers o like, ci sono da sempre autorevoli Editori cha mi danno visibilità e lo sguardo è altrove a differenza di esaltati e disperati meteore che ho visto negli anni.

Non sono chiacchiere, non sono titoli autoattribuiti e non sono meriti presi in prestito da altri come fanno “I RATTI”. Sono risultati di un lavoro costruito negli anni, con continuità, professionalità e passione soprattutto.

La credibilità non si proclama: si dimostra. E i fatti parlano molto più delle provocazioni.

Per questo voglio essere altrettanto chiaro: sono incompatibile con qualsiasi confronto con quelli che definisco “ratti falliti e inconcludenti”, la cui storia e il cui presente, a mio giudizio, parlano da soli e lo hanno anche finalmente dimostrato.

Il confronto è possibile con chi ha idee, argomenti, competenze e rispetto per gli altri. Non con chi sostituisce il dialogo con l’insulto, la provocazione e il tentativo sistematico di delegittimare il prossimo da sempre.

MA IL PROBLEMA VERO NON È PERSONALE.

Voglio chiarire un aspetto fondamentale, perché la differenza tra una critica, anche durissima, e un attacco personale deve essere ben chiara a tutti.

Ho criticato, sì, anche pesantemente, utilizzando talvolta espressioni forti, colorite e provocatorie. Ma le mie critiche hanno sempre avuto come obiettivo un contesto, un’organizzazione, determinate scelte e modalità di gestione, non la vita privata delle persone né la volontà di screditarle sul piano personale.

Anzi, ho sempre avuto cura di sottolineare che non tutti sono uguali e che, all’interno di determinate realtà, esistono anche persone serie, preparate e capaci che, anziché essere responsabili di certe situazioni, finiscono per subirle.

Ben altra cosa sono gli attacchi personali, le offese rivolte direttamente agli individui e i tentativi di screditarne la persona anziché contestarne le idee o i comportamenti. È un modo di affrontare il confronto che non mi appartiene e dal quale intendo prendere nettamente le distanze. Qualcuno continua a non capire che “il commento sotto un post generico fatto da me” è un attacco personale e non è conforme alla natura del post stesso.

In alcuni casi, questa differenza è talmente plateale ed evidente da non richiedere ulteriori spiegazioni.

E sia chiaro: la durezza di una critica non giustifica mai il passaggio dal confronto sui fatti all’aggressione personale. Chi non è in grado di rispondere nel merito dovrebbe almeno avere il buonsenso di non confondere le due cose e almeno tacere o ignorare: nessuno chiama o costringe a seguirmi.

Il problema, dunque, è il futuro di Altamura e il modo in cui vengono gestite alcune iniziative che dovrebbero appartenere all’intera collettività soprattutto quando quest’ultima viene coinvolta volontariamente o involontariamente subendo azioni scellerate.

Mi auguro che, in futuro, gli altamurani valutino con maggiore attenzione a chi concedere fiducia, considerazione e soprattutto sostegno economico.

Non un centesimo e/o collaborazioni dovrebbe essere destinato a chi dimostra di non saper distinguere il bene pubblico dagli interessi personali, dalle rivalità e dalle piccole guerre di posizione con palese mancanza di capacità nell’organizzazione.

E sarebbe auspicabile che certe associazioni prendessero nettamente le distanze da questi “RATTI” e da queste “nullità”, senza permettere che pochi individui compromettano il lavoro di tante persone perbene.

Perché sia chiaro: non faccio di tutta l’erba un fascio.

Nel mondo dell’associazionismo altamurano, comprese le organizzazioni che si occupano di manifestazioni, tradizioni e feste patronali, esistono persone serie, preparate, appassionate e capaci, che dedicano tempo ed energie alla collettività.

Ed è proprio a queste persone che rivolgo la mia disponibilità.

Chiunque voglia realmente lavorare per il bene di Altamura potrà sempre contare sul mio contributo, gratuitamente, senza interessi economici e senza secondi fini.

Resta però imprescindibile il “previo allontanamento” di chi continua ad alimentare certe dinamiche, identificati oramai.

Che questo avvenga o meno, e comunque a prescindere da tutto, io sarò sempre qui a denunciare, sulla base di fatti documentati, il degrado, le inefficienze e le incapacità che danneggiano l’immagine e la credibilità della nostra comunità.

E se ne facciano una ragione, una volta per tutte: non saranno attacchi personali, provocazioni o polemiche a farmi tacere.

Il diritto di critica non si negozia. Altamura merita rispetto, competenza e trasparenza.

Sono e resto disponibile al confronto civile, anche acceso e visionario, purché fondato su idee, progetti e competenze. Ma il rispetto deve essere reciproco sul piano personale.

Perché una città cresce quando sa guardare avanti, non quando rimane prigioniera di piccoli protagonismi, gelosie personali e logiche provinciali.

Altamura non è il centro del mondo. E chi ha avuto la possibilità di conoscere realtà nazionali e internazionali come me dovrebbe saperlo bene.

Non pretendo riconoscimenti, non cerco incarichi e non ho bisogno di appropriarmi dei meriti altrui. Ho una storia professionale che parla per me, documentata da quarant’anni di attività e da risultati ancora oggi verificabili, che piaccia o no ma esiste.

A qualche “fallito” o “fallita invidiosa” questo potrà anche dare fastidio. Ma non è un mio problema.

Resterò qui, con la stessa passione, la stessa libertà di pensiero e la stessa volontà di contribuire alla crescita della collettività, anche senza fini di lucro.

Infine, a qualche “sprovveduto” o “sprovveduta” vorrei ricordare che nel corso degli anni ho conservato molto materiale video, comprese testimonianze che qualcuno potrebbe aver dimenticato e altre che nessuno immaginerebbe.

Non ho bisogno di alimentare polemiche né di anticiparne il contenuto. Mi limito a ricordare che le parole passano, mentre i fatti documentati restano.

La credibilità si costruisce nel tempo. L’autorevolezza si conquista con i fatti. E l’incapacità, prima o poi, si manifesta da sola.

AD MAIORA!