Notizia Audio voce Mimmo Moramarco  Vietata la riproduzione podcast news

Un libro “personale e generazionale insieme”: così Carlo Massarini definisce il suo “Dear Mister Fantasy. Foto-racconto di un’epoca musicale in cui tutto era possibile. 1969-1982”, in libreria dal 28 gennaio con Rizzoli in una rinnovata edizione a 10 anni dalla prima uscita. Il libro – che rievoca l’esperienza del programma Rai Mister Fantasy, in cui Massarini portò in tv la “musica da vedere” – non è pensato solo per gli appassionati: attraverso foto, aneddoti, incontri ed emozioni legati al rock, agli artisti (circa 250, tra grandi e di nicchia), ai concerti storici, l’autore infatti racconta i sogni e le scoperte di chi era giovane tra il 1970 e il 1980 e l’Italia di quegli anni.
    “La memoria è un bisogno vitale. Perdere o dimenticare le nostre radici, il nostro vissuto e quello degli altri ci lascia impoveriti e senza riferimenti. Nell’affrontare la scrittura, come anche i miei programmi radio-tv, cerco sempre di stare sul doppio binario: raccontare il presente ricollegandolo al passato, per poter immaginare il futuro”, spiega Massarini. “Purtroppo il presente digitale ci sommerge di notizie, spesso fake, e tende a farti pensare che tutto quello che succede ora è fondamentale. Non è così, è un’epoca di enorme superfluità”. Questo racconto per immagini e parole è la colonna sonora di molti, come se la nostra vita scorresse tra le pagine. “La musica è potente, ha contribuito a cambiare il corso della storia più volte. E’ la forza comunicativa più universale che esista. E’ la colonna sonora, ma anche un fattore emotivo integrato nel DNA nella nostra esistenza. E il periodo degli anni 70/primi 80, che racconto in prima persona, non come una enciclopedia ma come un foto-diario di bordo, l’ho condiviso con i miei coetanei. Per questo dico che è un libro personale e generazionale insieme”, afferma.
    Cosa c’è di diverso in questa edizione? “140 pagine e relative foto in più: ho scelto di includere anche artisti che non ho fotografato, come Battisti, De Andrè, Gaber, Pink Floyd. E ho trovato degli inediti dimenticati straordinari: per tutti un’intervista a Zappa che è stato puro piacere riascoltare, a partire dal titolo: ‘La stupidità è come l’idrogeno. E’ ovunque'”. Con l’obiettivo di rivolgersi a tutti – “A quelli che c’erano, e che magari non li conoscono o non se li ricordano tutti, e a coloro che sono curiosi di sapere cosa e chi c’è stato”, dice – Massarini affronta con sguardo personale un periodo denso di fasi diverse ma piene di creatività e coraggio, un’epoca in cui “tutto era possibile”. E oggi invece? “‘Tutto era possibile’ perché il territorio era ancora vergine, perché il rock conosceva il suo boom, perché a poco a poco è cresciuta l’ambizione di essere originali, di lasciare una traccia nella storia. Adesso, dopo un processo strisciante di omologazione, i diversi sono più ghettizzati di prima, non si vuol fare arte ma streaming, il livello culturale è forse più allargato, ma sicuramente meno fertile di quegli anni. Chi va ‘in destinazione ostinata e contraria’, come De Andrè, è guardato male. E poi, non ci sono più le Case Discografiche di una volta. Oggi è tutto così istantaneo che puoi diventare una star di YT in un giorno, ma anche scomparire il successivo”.
    C’è ancora spazio per l’approfondimento musicale in tv? “Nel servizio pubblico non c’è un solo programma di cultura e approfondimento musicale. Quattro anni fa hanno chiuso su Rai5 Ghiaccio Bollente, nonostante 30mila persone avessero firmato una petizione che chiedeva alla Rai di non chiuderlo. Quello che i dirigenti non capiscono è che è la narrazione che fa la differenza. Tu puoi catturare l’ascolto anche di un non-esperto quando racconti una storia significativa in una maniera anticonvenzionale, competente, appassionata”.
   Tra Sabrina Salerno a Sanremo, e, cambiando contesto, il dibattito su Craxi e la sua figura, le sembra che stiamo assistendo a una rinnovata “voglia” degli anni ’80? “E’ un fenomeno ciclico: nei momenti difficili si torna sempre col pensiero ai ricordi migliori e si lascia fuori il peggio. Quegli anni erano sicuramente divertenti, colorati e creativi, uscivamo dagli anni di piombo, eravamo più ricchi o quantomeno ci sentivamo tali, c’era un’esplosione tecnologica con la partenza della rivoluzione digitale. Insomma, c’era più fiducia nel futuro. E’ questo che ci manca, adesso”. (Ansa)

https://youtu.be/3PQXtzcu4Q4