Una vita, anzi due giovani vite di dannazione, prigioniere di un destino segnato e dal fondo ambivalente, perché voluto dalle persone cui si è più legati e che, assieme, qui si arriva a odiare nella difficoltà di immaginare una liberazione: ”C’è qualcosa che è più forte del dolore e è l’abitudine”.
    Siamo tra Scilla e Cariddi. Da una parte, a Messina, Barbara ”nata col muro di un’altra costa a bloccarmi lo sguardo”, e dall’altra, a Reggio Calabria, Nicola, i cui destini finiranno per incrociarsi e segnarsi reciprocamente. La prima, orfana di madre, si trova nelle mani, non malvage ma legate alla tradizione e di poca cultura, di un padre il cui amore per lei riesce solo a pensare a un matrimonio combinato che la veda moglie e madre, incapace di sentire e comprendere un suo rifiuto, che lei cerca anche di fargli arrivare dandogli un libro in cui si racconta una storia simile alla sua, ma il padre non raccoglierà nemmeno da terra dove lo lascia cadere. Il secondo, undicenne, vittima dell’amore estremamente disturbato e possessivo di una madre follemente iperprotettiva, sino all’estremo di legarlo di notte al letto in uno scantinato perché il diavolo non possa impossessarsi di lui, mentre il padre assente si occupa solo del proprio lavoro e ruolo sociale.
    Restano solo pensieri di ribellione e libertà che coincidono con una fine… VE LO CONSIGLIO

VOCE MIMMO MORAMARCO