L’anticiclone africano e il Mediterraneo sempre più caldo alimentano una nuova fase estrema, tra afa notturna, temporali e città roventi.

Visto il percorso (funesto) di questi mesi estivi, forse non stupisce più di tanto sapere che la mappa dell’Italia si sta, ancora una volta, tingendo di rosso intenso. Le altissime temperature stanno risparmiando ben poche zone e l’allerta cresce, minuto dopo minuto.

Purtroppo, il picco della quarta ondata di calore porterà i termometri vicino (e oltre) i 40 gradi, con minime notturne che si fermano sopra i 25: sembrerebbe essere la nuova normalità, ma bisogna ricordare che dietro i numeri c’è un meccanismo atmosferico che ha cambiato le regole dell’estate italiana. La nuova ondata di calore

Negli ultimi mesi, il caldo da record si è abbattuto sulla Penisola suddividendosi in tre ondate, ma quella in arrivo, la quarta, sarà la più severa di tutte. Il Ministero della Salute ha diramato diversi avvisi, sottolineando la stretta sorveglianza di 27 capoluoghi. Il bollino rosso ne interesserà 25 nel picco della fase più torrida, attesa tra martedì 4 e mercoledì 5 agosto: un picco stagionale che porterà a condizioni di emergenza con effetti attesi sulla salute dell’intera popolazione, adulti in buone condizioni fisiche compresi. Si tratta di:

  1. Roma, vicina ai 40 gradi
  2. Rieti, vicina ai 40 gradi
  3. Viterbo, vicina ai 40 gradi
  4. Frosinone, vicina ai 40 gradi
  5. Latina, intorno ai 39 gradi
  6. Firenze, fino a 39 gradi
  7. Bologna, 38 gradi e oltre in pianura
  8. Brescia, tra 37 e 39 gradi
  9. Verona, tra 37 e 39 gradi
  10. Torino, tra 36 e 39 gradi
  11. Milano, tra 36 e 38 gradi
  12. Perugia, intorno ai 38 gradi
  13. Cagliari, intorno ai 38 gradi
  14. Bolzano, intorno ai 37 gradi
  15. Campobasso, intorno ai 36 gradi
  16. Civitavecchia, intorno ai 35 gradi
  17. Pescara, intorno ai 35 gradi
  18. Ancona, intorno ai 34 gradi
  19. Venezia, intorno ai 34 gradi
  20. Napoli, intorno ai 34 gradi
  21. Bari, intorno ai 34 gradi
  22. Catania, intorno ai 34 gradi
  23. Palermo, intorno ai 33 gradi
  24. Trieste, intorno ai 33 gradi
  25. Genova, intorno ai 33 gradi

I rischi crescono con il numero di giorni consecutivi di caldo e a pesare quanto le massime diurne è la componente notturna: al Centro-Nord le minime si fermano sopra i 25 gradi, la soglia delle notti super tropicali, quelle che impediscono all’organismo di smaltire il calore accumulato dopo il tramonto.

Fuori dal livello massimo restano soltanto Messina e Reggio Calabria, in bollino giallo grazie alla posizione sullo Stretto: lungo le coste, infatti, le brezze marine tengono i termometri qualche grado più in basso, anche se l’umidità elevata spinge la temperatura percepita fino a valori vicini ai 44 gradi.

Nelle aree urbane il fenomeno si amplifica ulteriormente: le isole di calore registrano da 3 a 5 gradi in più rispetto alle zone verdi circostanti, ed è il motivo per cui la sorveglianza sanitaria ragiona sui singoli capoluoghi invece che sulle medie regionali.

Cosa sta succedendo al nostro meteo?

Ma cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Ormai dovremmo sapere bene che al centro di tutto ci sono il riscaldamento globale e il conseguente cambiamento climatico, ed entrando nel dettaglio possiamo notare che il primo fattore che determina le ondate di calore è la sostituzione delle figure bariche che governano l’estate italiana.

Per decenni luglio e agosto sono stati modellati dall’anticiclone delle Azzorre, di matrice oceanica e con caratteristiche relativamente miti. Ora, al suo posto si è insediato in pianta stabile l’anticiclone africano, che trasporta masse d’aria calda dal Sahara e si comporta come una campana.

Che significa? Che l’aria in discesa si comprime, si riscalda per subsidenza e blocca la formazione delle nubi, accumulando calore giorno dopo giorno negli strati bassi dell’atmosfera. e l’effetto si misura anche in quota, dove lo zero termico è salito fino a 4.600 metri e ha accelerato la fusione dei ghiacciai alpini.

Il secondo fattore è… il Mediterraneo: la temperatura dell’acqua superficiale ha raggiunto e in alcuni punti superato i 30 gradi in tutto il bacino, mari italiani compresi. Un mare così caldo cede calore e vapore all’atmosfera, alimenta l’umidità che rende irrespirabili le notti tropicali e funziona da serbatoio di energia per i fenomeni convettivi.

Sarà l’ultima ondata?

Ma dopo queste giornate pericolosi (e preoccupanti) torneremo a respirare? In realtà le proiezioni indicano il primo cedimento dell’anticiclone verso la seconda decade di agosto, con temporali localizzati capaci di abbassare le massime di uno o due gradi. Il sollievo rischia però di essere parziale, perché i rovesci aumentano l’umidità disponibile e quindi la sensazione di afa. Per una svolta stagionale i modelli guardano al periodo successivo a Ferragosto.

Il quadro climatico va comunque oltre il singolo mese: l’anticiclone africano ha smesso di essere l’eccezione ed è diventato la configurazione ordinaria dell’estate mediterranea, mentre il riscaldamento del mare alza la base di partenza di ogni nuova ondata.

Gli effetti già visibili raccontano la stessa storia: il Po sceso a Cremona sotto il minimo storico del 2022, oltre cento Comuni del Nord riforniti con le autobotti, lo sci estivo sospeso sul Cervino per la prima volta dal 1938, il raccolto del riso a rischio nel Pavese. La questione aperta, dunque, riguarda meno la fine di questa ondata e più la capacità delle città italiane di prepararsi alle prossime.

Articolo di Caterina Damiano per Libero