La crisi del piccolo commercio continua a lasciare il segno in Puglia. In appena sei anni sono scomparse oltre 6mila attività commerciali, con la provincia di Bari che registra la situazione più difficile della regione.

I numeri fotografano una trasformazione profonda delle nostre città: meno negozi di vicinato, meno piccoli imprenditori e sempre più saracinesche abbassate. Un fenomeno che non riguarda soltanto l’economia, ma anche la vita dei quartieri e dei centri urbani.

In Puglia 6.201 attività commerciali in meno

Secondo i dati elaborati da Confesercenti Puglia, tra il 2019 e il 2025 il numero delle attività commerciali della regione è passato da 65.408 a 59.207.

Significa che in sei anni sono scomparse 6.201 attività, con una riduzione complessiva del 9,5%.

Dietro questi numeri ci sono negozi, piccole imprese e attività che per anni hanno rappresentato un punto di riferimento per le comunità locali.

Bari è la provincia pugliese più colpita

Particolarmente pesante è il bilancio della provincia di Bari.

Nel 2019 si contavano 17.346 attività commerciali, mentre nel 2025 ne risultavano 14.616. In sei anni sono quindi scomparse 2.730 attività, pari a un calo del 15,7%.

Numeri negativi anche nelle altre province: Foggia perde 1.321 attività, Lecce 981 e la provincia di Barletta-Andria-Trani 891. Più contenute le diminuzioni registrate a Taranto e Brindisi.

A Bari città quasi un’attività su cinque è scomparsa

Ancora più significativo è quanto accaduto nel capoluogo pugliese.

A Bari città le attività commerciali sono passate dalle 5.146 del 2019 alle 4.197 del 2025.

Sono 949 attività in meno, con una contrazione del 18,4%. In pratica, nell’arco di sei anni è scomparsa quasi un’attività commerciale su cinque.

Diminuiscono soprattutto i piccoli imprenditori

C’è però un altro dato che aiuta a comprendere meglio quello che sta accadendo.

Il numero complessivo degli addetti al commercio pugliese è rimasto sostanzialmente stabile, passando da 134.816 a 135.863.

A cambiare profondamente è la composizione del lavoro.

I dipendenti sono aumentati di oltre 9mila unità, mentre gli indipendenti sono diminuiti di 7.985 persone, passando da 61.319 a 53.334.

Il rischio, quindi, è quello di perdere progressivamente quella rete di piccoli imprenditori, commercianti e attività familiari che storicamente caratterizza molti centri pugliesi.

Non è soltanto una questione economica

La chiusura di un negozio non significa soltanto perdere un’attività commerciale.

Nei piccoli centri e nei quartieri, il commercio di prossimità rappresenta spesso anche un luogo di incontro, un servizio per anziani e famiglie e un elemento capace di mantenere vive le strade.

Quando le saracinesche si abbassano definitivamente aumenta quindi il rischio della cosiddetta desertificazione commerciale.

A incidere sulla trasformazione del settore sono diversi fattori: il cambiamento delle abitudini dei consumatori, la crescita degli acquisti online, la concorrenza delle grandi catene e i costi che devono sostenere le piccole attività.

La sfida per il futuro del commercio pugliese

Confesercenti punta sulla necessità di sostenere e rigenerare il commercio di prossimità, accompagnando anche le piccole imprese verso la digitalizzazione.

La questione riguarda direttamente il futuro delle città pugliesi. Difendere il piccolo commercio non significa fermare il cambiamento, ma evitare che intere strade e quartieri perdano progressivamente attività, servizi e punti di riferimento.

I numeri degli ultimi sei anni rappresentano un segnale importante: la Puglia ha perso oltre 6mila attività commerciali e il territorio barese sta pagando il prezzo più alto.

Una trasformazione che merita attenzione, perché dietro ogni saracinesca che si abbassa non c’è soltanto un’impresa che scompare, ma spesso anche un pezzo della vita economica e sociale di una comunità.