Fonte: articolo di Raniero Nanni per ANSA

Disabilità e lavoro, tra diritti riconosciuti dalla legge e difficoltà quotidiane, restano un tema ancora aperto in Italia. A denunciarlo è Lorenzo Torto, 38 anni, di Rapino, in provincia di Chieti, costretto a utilizzare la sedia a rotelle dalla nascita.

La sua esperienza nella ricerca di un’occupazione diventa il racconto di una difficoltà che, secondo Torto, riguarda molte altre persone nelle sue stesse condizioni.

Una domanda rivolta agli operatori sintetizza la sua esperienza: voleva sapere se fosse mai stata collocata al lavoro una persona in sedia a rotelle. La risposta ricevuta, racconta, è stata semplicemente negativa.

Il diritto al lavoro e le difficoltà nella realtà

Torto richiama la legge 68 del 1999, che disciplina il diritto al lavoro delle persone con disabilità attraverso il sistema del collocamento mirato.

Secondo i dati del CNEL citati nel racconto, tuttavia, l’accesso effettivo al lavoro riguarderebbe soltanto il 33% delle persone con disabilità caratterizzate da gravi limitazioni e il 57% di quelle con disabilità non gravi.

Una situazione che ha spinto il 38enne abruzzese a scrivere direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla ministra del Lavoro Marina Calderone, chiedendo maggiore attenzione verso un problema che considera ancora largamente irrisolto.

L’esperienza al Centro per l’Impiego

Lo scorso aprile Lorenzo si è rivolto al Centro per l’Impiego di Ortona, struttura che serve i 104 comuni della provincia di Chieti, con l’obiettivo di trovare un’occupazione.

Le opportunità disponibili, però, secondo quanto raccontato, riguardavano lavori come bracciante agricolo, elettricista, gruista e saldatore.

Professioni evidentemente molto difficili da svolgere per una persona con importanti limitazioni motorie.

Secondo Torto, sembravano offerte alle quali già poche persone avrebbero potuto rispondere e ancora meno chi, come lui, presenta gravi difficoltà di movimento.

Il suo desiderio sarebbe invece quello di poter svolgere mansioni compatibili con le proprie capacità: stare a contatto con le persone, comunicare oppure occuparsi di semplici attività d’ufficio.

«Alcune aziende preferiscono pagare le sanzioni»

Una delle critiche più forti riguarda il sistema previsto nei confronti delle aziende che non rispettano gli obblighi di assunzione delle persone con disabilità.

Secondo Torto, le sanzioni sarebbero troppo deboli per rappresentare un deterrente realmente efficace. La conseguenza, sostiene, è che alcune imprese preferirebbero sostenere il costo della sanzione piuttosto che procedere con le assunzioni previste dalla normativa.

Da qui la richiesta di rendere più efficace il sistema del collocamento mirato e di ridurre quelle che Torto considera possibilità utilizzate per evitare le assunzioni.

Ma la sua critica non riguarda soltanto le aziende.

Il 38enne accusa anche lo Stato di aver lasciato troppo sole le persone con disabilità e soprattutto le loro famiglie, sulle quali ricade spesso gran parte dell’assistenza quotidiana.

Sedia a rotelle, barriere e pregiudizi

Secondo Lorenzo, chi utilizza una sedia a rotelle incontra ostacoli particolarmente pesanti nel mondo del lavoro.

Alle barriere architettoniche si aggiungerebbe infatti una barriera culturale. La presenza della carrozzina, sostiene, può ancora influenzare negativamente la percezione di alcuni datori di lavoro.

Il problema, secondo il suo racconto, riguarda una società sempre più concentrata sull’apparenza e poco capace di mostrare empatia nei confronti di chi vive una situazione di difficoltà.

Eppure Lorenzo vorrebbe semplicemente avere la possibilità di lavorare.

Gli piacerebbe svolgere un’attività che gli permetta di relazionarsi con altre persone oppure occuparsi di mansioni d’ufficio. Tra i suoi interessi ci sono infatti il computer e la lettura.

L’appello al Presidente Mattarella

Nella lettera indirizzata al Capo dello Stato, Lorenzo Torto denuncia quello che considera il fallimento del sistema del collocamento mirato, indicando tra i problemi il funzionamento dei Centri per l’Impiego, sanzioni economiche giudicate insufficienti e strumenti che consentirebbero di evitare le assunzioni delle persone con disabilità.

Al Presidente Mattarella chiede soprattutto di portare pubblicamente il problema all’attenzione del Paese.

Secondo Lorenzo, un intervento del Capo dello Stato potrebbe contribuire a rompere quell’“invisibilità” nella quale molte persone con disabilità sentono di vivere e costringere istituzioni, imprese e società a confrontarsi maggiormente con il problema.

Dietro la richiesta di un posto di lavoro, infatti, c’è anche una questione di autonomia e futuro.

Per una persona con una disabilità grave il trascorrere del tempo assume un significato particolare. I genitori e i familiari rappresentano spesso il principale sostegno quotidiano, ma, come ricorda Lorenzo, non potranno esserci per sempre.

Ed è proprio per questo che poter lavorare, conquistare una maggiore indipendenza e costruire il proprio futuro non dovrebbe essere considerato un privilegio, ma una possibilità concreta da garantire anche a chi vive ogni giorno su una sedia a rotelle.

Fonte: articolo di Raniero Nanni per ANSA.

Di Ilmimmo