Una malattia della pelle conosciuta da molto tempo soprattutto in ambito veterinario sta richiamando l’attenzione delle autorità sanitarie europee. Si tratta della dermatofilosi, chiamata anche “malattia della pioggia”, un’infezione provocata dal batterio Dermatophilus congolensis.

In passato, le infezioni nell’uomo erano considerate piuttosto rare e generalmente associate al contatto con animali infetti. Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni focolai registrati in Europa hanno fatto emergere l’ipotesi di una possibile evoluzione nelle modalità di trasmissione.

A partire dal dicembre 2025 sono stati infatti segnalati diversi casi nel continente europeo, arrivando complessivamente a oltre 120 persone coinvolte. I numeri stanno quindi richiamando l’attenzione degli esperti, anche se è importante evitare allarmismi: le valutazioni disponibili indicano che il rischio per la popolazione generale rimane molto basso.

Che cos’è la dermatofilosi

La dermatofilosi è un’infezione batterica della pelle provocata da Dermatophilus congolensis, un batterio Gram-positivo noto soprattutto in campo veterinario perché può colpire diversi animali, in particolare bovini, cavalli e ovini.

Il nome popolare di “malattia della pioggia” deriva dal ruolo che l’umidità può avere nel favorire l’infezione. Questo non significa, naturalmente, che sia sufficiente prendere la pioggia o bagnarsi durante un temporale per contrarre la malattia.

A creare condizioni più favorevoli all’ingresso del batterio possono essere soprattutto una pelle che rimane umida a lungo, piccole ferite, graffi o abrasioni, situazioni che possono indebolire la naturale barriera protettiva della cute.

Quali sono i sintomi della “malattia della pioggia”

Nell’uomo la dermatofilosi interessa prevalentemente la pelle e può presentarsi attraverso manifestazioni differenti.

Tra i sintomi segnalati figurano papule, pustole, piccole croste, desquamazione e, in alcuni casi, prurito. Le lesioni possono comparire in varie parti del corpo, tra cui cosce, tronco e viso, ma possono interessare anche le zone inguinali o genitali.

Proprio la varietà delle manifestazioni cutanee può rendere più complicato riconoscere immediatamente l’infezione. Alcune lesioni, infatti, possono essere confuse con quelle provocate da altre patologie dermatologiche o persino con alcune infezioni sessualmente trasmesse.

Per questo motivo la semplice osservazione della pelle non è sufficiente per formulare una diagnosi sicura.

Quando esiste il sospetto di dermatofilosi, la conferma può arrivare attraverso esami microbiologici, effettuati per esempio mediante un tampone prelevato dalla lesione oppure, quando necessario, attraverso l’analisi di un campione ottenuto con una biopsia cutanea.

Un elemento rassicurante riguarda il decorso della malattia: nei casi osservati finora nei focolai europei l’infezione è risultata generalmente lieve e ha risposto positivamente al trattamento antibiotico.

Perché stanno aumentando i casi in Europa

L’aspetto che sta attirando maggiormente l’attenzione degli esperti non sarebbe tanto la pericolosità della dermatofilosi, quanto un possibile cambiamento nelle modalità attraverso cui il batterio riesce a diffondersi.

Tradizionalmente, i casi nell’uomo venivano collegati soprattutto al contatto con animali infetti oppure con materiali contaminati.

I focolai più recenti suggeriscono invece la possibilità che Dermatophilus congolensis possa trasmettersi più facilmente anche da persona a persona attraverso un contatto molto stretto tra pelle e pelle.

Si tratta di una delle ipotesi prese in considerazione dall’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, sulla base delle caratteristiche osservate nei nuovi episodi.

123 casi segnalati in dieci Paesi europei

Alla data del 20 agosto 2026, risultavano segnalati 123 casi distribuiti in dieci Paesi europei: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Una parte dei casi ha riguardato persone che avevano riferito di aver frequentato saune o locali nei quali possono verificarsi incontri intimi e contatti fisici ravvicinati.

Questo dato, tuttavia, non significa che la dermatofilosi debba essere automaticamente classificata come una tradizionale infezione sessualmente trasmessa.

Il possibile meccanismo di contagio sarebbe infatti legato principalmente al contatto diretto e ravvicinato tra superfici cutanee, una circostanza che può verificarsi anche senza alcun rapporto sessuale.

A confermarlo è anche un episodio registrato in Norvegia, dove è stato individuato un focolaio circoscritto collegato ad atleti impegnati in sport di contatto.

Umidità e piccole lesioni possono favorire l’infezione

Alcune condizioni possono facilitare la trasmissione del batterio. Tra queste figurano gli ambienti caldi e umidi, la presenza di abrasioni o piccole ferite sulla pelle e i contatti fisici stretti e prolungati.

L’umidità può infatti creare condizioni favorevoli all’attività del microrganismo e alla diffusione delle sue forme infettanti.

Nonostante l’incremento dei casi osservato negli ultimi mesi, l’ECDC valuta come molto basso il rischio per la popolazione generale. Inoltre, nei focolai europei segnalati non sarebbero emerse complicazioni gravi.

Come proteggersi dalla dermatofilosi

Per limitare ulteriormente il rischio possono essere sufficienti alcune semplici precauzioni.

È consigliabile evitare il contatto diretto con lesioni cutanee sospette, non condividere oggetti personali che entrano frequentemente in contatto con la pelle, come asciugamani, vestiti e rasoi, e proteggere adeguatamente eventuali tagli, ferite o abrasioni.

Particolare attenzione può essere utile anche negli ambienti caldo-umidi e nelle situazioni caratterizzate da un contatto fisico molto ravvicinato.

In presenza di lesioni cutanee insolite, pustole, croste o manifestazioni persistenti, è opportuno rivolgersi al proprio medico, evitando diagnosi fai-da-te.

La dermatofilosi è quindi una malattia che merita attenzione e sorveglianza alla luce dei recenti focolai, ma i dati disponibili non giustificano allarmismi: per la popolazione generale il rischio continua a essere considerato molto basso.

Di Ilmimmo