C’è stato un tempo in cui per parlare con qualcuno bisognava telefonare a casa, gli appuntamenti si prendevano senza WhatsApp e una fotografia si scopriva soltanto dopo aver sviluppato il rullino.
Eravamo meno connessi, certamente. Ma eravamo davvero più lontani?
È la domanda da cui parte una nuova riflessione in voce di Mimmo Moramarco, un viaggio tra ricordi, tecnologia, rapporti umani e piccoli gesti quotidiani che nel giro di pochi decenni sono completamente cambiati.
Dalla telefonata allo smartphone
Chi ha vissuto gli anni precedenti all’arrivo degli smartphone ricorderà bene cosa significava aspettare una telefonata.
Non esistevano spunte blu, ultimo accesso o notifiche. Per parlare con una ragazza o un ragazzo bisognava spesso chiamare il telefono di casa, con il rischio che dall’altra parte rispondesse un genitore.
Anche un appuntamento era qualcosa di molto diverso da oggi: stabiliti luogo e ora, non esisteva la possibilità di inviare continuamente messaggi per sapere dove fosse l’altra persona.
Bisognava aspettare.
Quando anche la musica richiedeva pazienza
Persino ascoltare la propria canzone preferita era differente.
Si aspettava che passasse alla radio e spesso si teneva pronta una musicassetta per registrarla al momento giusto. Bastavano pochi secondi di ritardo per perdere l’inizio del brano.
Oggi abbiamo milioni di canzoni immediatamente disponibili sullo smartphone. È un progresso straordinario, ma quell’attesa contribuiva forse a rendere speciale anche una semplice canzone.
Lo stesso accadeva con le fotografie. Il risultato di uno scatto si scopriva soltanto dopo lo sviluppo del rullino: foto mosse, occhi chiusi e inquadrature imperfette comprese.
La tecnologia ci ha davvero avvicinati?
Non si tratta di sostenere che prima fosse necessariamente meglio.
Smartphone e internet hanno reso possibili cose impensabili fino a pochi anni fa. Possiamo vedere e parlare con una persona dall’altra parte del mondo, trovare qualsiasi informazione in pochi secondi, ascoltare immediatamente una canzone e raggiungere un luogo senza conoscere la strada.
La domanda è un’altra: essere sempre raggiungibili significa essere realmente più vicini?
Forse, insieme alle enormi opportunità offerte dalla tecnologia, abbiamo progressivamente perso qualcosa: l’attesa, la sorpresa e la capacità di dedicare completamente la nostra attenzione a una persona o a un momento.
Ascolta il podcast
Nel nuovo episodio del Mimmo Moramarco Podcast, “Quando eravamo meno connessi, ma forse più vicini”, Mimmo Moramarco racconta tutto questo in prima persona, con ricordi, riflessioni e musica.
Non dobbiamo necessariamente tornare indietro e rinunciare alla tecnologia.
Forse, però, ogni tanto possiamo semplicemente mettere da parte lo smartphone, guardare qualcuno negli occhi, ascoltare una canzone dall’inizio alla fine o fare una telefonata invece di inviare l’ennesimo messaggio.
Perché essere sempre connessi non significa necessariamente essere più vicini.
