C’è una frase che dalle nostre parti sentiamo ripetere continuamente: ‘questo territorio non cresce‘.
Si parla della mancanza di opportunità, della scarsa partecipazione, degli eventi che non riescono ad avere la visibilità sperata e della poca attenzione dei media. Naturalmente, si tira in ballo anche l’assenza di quella famosa “rete” che tutti invocano.
Poi, però, basta osservare quello che succede nella quotidianità per accorgersi che qualche domanda dovremmo cominciare a farcela.
In questi giorni si sono svolti, o sono stati annunciati, alcuni eventi del territorio. Ancora una volta è accaduta una cosa apparentemente banale: nessun comunicato stampa, nessuna informazione e nessun coinvolgimento verso alcune realtà che da anni raccontano gratuitamente ciò che accade nelle nostre città.
Chiariamo subito una cosa.
Non è una questione personale
Al sottoscritto il mancato comunicato stampa non fa né caldo né freddo.
Fortunatamente sono già impegnato in progetti, attività e collaborazioni che guardano anche molto più in alto e ben oltre i confini del nostro territorio. Non ho quindi bisogno di rincorrere un evento, un invito o qualche forma di coinvolgimento locale per sentirmi gratificato professionalmente.
Il problema, semmai, è un altro. Essendo di base ad Altamura, finisco poi inevitabilmente per ascoltare le esternazioni del giorno dopo di alcuni personaggi che puntualmente si lamentano di ciò che non funziona, della poca partecipazione, della scarsa attrattività e di un territorio che, a loro dire, non riesce a crescere.
Qualche segnale, peraltro, è arrivato recentemente anche sul fronte delle presenze turistiche e non solo. Sarebbe quindi forse il caso di interrogarsi sulle cause, invece di limitarsi alle solite lamentele.
Dopo tanti anni di questo mestiere, non sarà certamente un invito, un accredito oppure un comunicato ricevuto o dimenticato a cambiare qualcosa.
Il problema è ben più grande.
Il problema è la mancanza di una vera rete
Questa storia, infatti, non riguarda soltanto il sottoscritto.
Si ripete continuamente con giornalisti, testate, radio, siti, associazioni, professionisti e persone che magari per anni hanno offerto spazio, disponibilità, fiducia e rispetto.
La domanda diventa allora inevitabile: come possiamo pretendere che un territorio cresca se siamo noi per primi a costruire piccoli recinti?
La promozione di un evento non dovrebbe funzionare sulla base delle amicizie del momento, delle simpatie personali o della telefonata fatta soltanto a qualcuno.
Un comunicato stampa costa praticamente zero. Una mail richiede pochi minuti.
Informare chi quotidianamente racconta il territorio dovrebbe essere la normalità, soprattutto per chi successivamente chiede maggiore attenzione, partecipazione e visibilità.
E invece troppo spesso funziona esattamente al contrario.
Quando la collaborazione serve soltanto quando fa comodo
Dell’informazione ci ricordiamo quando abbiamo bisogno di visibilità.
I giornalisti diventano importanti quando c’è qualcosa da promuovere. Le persone, invece, tornano improvvisamente utili quando possono servire a qualcosa.
Poi cambiano gli equilibri e magari anche le convenienze. Così diventano improvvisamente distanti persino persone alle quali, fino a ieri, erano state riconosciute fiducia, collaborazione e considerazione.
È legittimo.
Ognuno è libero di invitare chi vuole, coinvolgere chi preferisce e scegliere con chi rapportarsi. Ma la libertà funziona in entrambe le direzioni.
Diventa quindi poco credibile lamentarsi successivamente perché “nessuno parla del territorio”, perché “manca collaborazione”, perché “i media non danno spazio” o perché “la gente non partecipa”.
E sarebbe altrettanto singolare lamentarsi se, un giorno, qualcun altro decidesse semplicemente di mantenere la stessa distanza che ha ricevuto.
Il rispetto non può funzionare a corrente alternata
La collaborazione non può essere invocata soltanto quando serve.
Personalmente continuerò a fare quello che ho sempre fatto: raccontare ciò che ritengo interessante, dare spazio alle notizie e agli eventi che possono essere utili al pubblico e mantenere rispetto nei confronti di tutti.
Senza rincorrere nessuno.
Sarebbe però opportuno che qualcuno, prima di lamentarsi della mancata crescita del nostro territorio, cominciasse a interrogarsi anche sui propri comportamenti.
Un territorio non cresce soltanto attraverso finanziamenti, grandi manifestazioni, palchi, slogan e fotografie sui social.
Un territorio cresce quando le persone imparano a fare rete davvero.
Fare rete significa informare, coinvolgere, condividere e rispettare il lavoro degli altri. Significa anche ricordarsi di chi c’era quando non c’era nulla da ottenere in cambio.
Altrimenti possiamo continuare a organizzare convegni sulla crescita, incontri sulla collaborazione e tavoli sulla promozione territoriale.
Terminato l’incontro, però, ognuno tornerà nel proprio piccolo recinto.
Il giorno dopo saremo nuovamente pronti a domandarci: «Ma perché questo territorio non cresce?»
Forse la risposta è molto più vicina di quanto pensiamo.
Tanta gente al prossimo evento, ma cosa resterà al territorio?
E proprio nei prossimi giorni arriverà un altro evento che, ne sono certo, sarà raccontato come un grande successo di partecipazione.
Ci sarà tanta gente. Probabilmente tantissima.
Ma attenzione a non confondere la presenza con il reale coinvolgimento del territorio.
Quando una parte consistente del pubblico è composta dai diretti interessati, da chi partecipa personalmente all’iniziativa e dalle rispettive famiglie, avere una grande presenza di pubblico diventa certamente più semplice.
Ed è assolutamente giusto che quelle persone ci siano, partecipino e sostengano chi è coinvolto.
Il punto non è questo.
Cosa resterà quando si spegneranno le luci?
Quando si spegneranno le luci, quando saranno smontati i palchi, archiviate le fotografie e pubblicati i post celebrativi, cosa resterà davvero al territorio?
Quale rete sarà stata costruita?
Quali realtà saranno state coinvolte?
Quali rapporti saranno nati?
Quali opportunità resteranno il giorno dopo?
Il successo di un evento non dovrebbe misurarsi soltanto contando quante persone erano presenti. Dovrebbe essere valutato anche attraverso ciò che riesce a lasciare quando quelle persone tornano a casa.
Un evento dovrebbe produrre relazioni, opportunità, promozione, ricadute e magari persino nuove prospettive. In altre parole, dovrebbe lasciare qualcosa che continui ad avere valore anche il giorno successivo.
Se alla fine rimangono soltanto una bella fotografia, qualche numero da esibire e l’ennesima occasione per raccontarci quanto siamo stati bravi, mentre intorno continuano a mancare condivisione, coinvolgimento e capacità di fare sistema, allora possiamo certamente chiamarlo successo.
Ma al territorio cosa sarà rimasto?
Temo, ancora una volta, la risposta più amara:
il nulla più profondo.
Ed è proprio da quel nulla che, puntualmente, il giorno dopo ricominceremo a lamentarci.
