Una ricerca condotta dal KAIST – Korea Advanced Institute of Science and Technology apre una prospettiva particolarmente interessante nella lotta contro il cancro: invece di distruggere le cellule tumorali, potrebbe essere possibile riprogrammarle facendole tornare verso uno stato simile a quello delle cellule normali.
Non si tratta ancora di una cura disponibile per i pazienti e parlare di «cancro sconfitto» sarebbe decisamente prematuro. I risultati scientifici, però, sono reali e sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Advanced Science.
Lo studio, coordinato dal professor Kwang-Hyun Cho del Department of Bio and Brain Engineering del KAIST, si è concentrato in particolare sulle cellule del tumore colorettale.
Non uccidere la cellula tumorale, ma cambiarne il destino
Gran parte delle terapie oncologiche tradizionali punta a eliminare le cellule tumorali. Il gruppo coreano ha lavorato invece su un concetto differente, definito “cancer reversion”, cioè reversione del cancro.
L’obiettivo è individuare i meccanismi che mantengono una cellula nello stato tumorale e intervenire su di essi in modo da spingerla nuovamente verso uno stato differenziato e non maligno.
Per farlo i ricercatori hanno sviluppato un sistema computazionale chiamato BENEIN – single-cell Boolean network inference and control, attraverso il quale hanno ricostruito le reti di regolazione genetica responsabili della differenziazione cellulare.
L’analisi ha portato all’individuazione di tre regolatori principali: MYB, HDAC2 e FOXA2.
Secondo i risultati dello studio, l’inibizione simultanea di questi tre regolatori ha indotto cellule di carcinoma colorettale a differenziarsi in cellule con caratteristiche simili agli enterociti normali, riducendone contemporaneamente le caratteristiche maligne.
Risultati verificati anche sperimentalmente
La ricerca non si è fermata alla simulazione informatica.
Gli scienziati hanno sperimentato l’intervento su tre differenti linee cellulari di tumore colorettale: HCT-116, CACO-2 e HT-29. I risultati sono stati analizzati sia in vitro sia attraverso modelli animali in vivo.
Dopo l’inibizione contemporanea di MYB, HDAC2 e FOXA2, le cellule tumorali hanno mostrato un profilo di espressione genetica maggiormente somigliante a quello del tessuto colorettale normale.
Sono inoltre aumentati alcuni marcatori caratteristici degli enterociti, mentre sono diminuite attività associate a importanti meccanismi tumorali, comprese le vie MYC e WNT.
In altre parole, non si sarebbe verificato semplicemente un rallentamento della proliferazione: le cellule hanno mostrato caratteristiche compatibili con una vera e propria transizione verso uno stato cellulare “normal-like”, cioè simile a quello normale.
Un modo completamente diverso di pensare alla terapia contro il cancro
È questo l’aspetto probabilmente più affascinante dello studio.
L’approccio oncologico tradizionale può essere schematizzato così:
cellula tumorale → individuazione → distruzione
La strada studiata dal KAIST introduce invece un’altra possibilità:
cellula tumorale → individuazione dei suoi regolatori → riprogrammazione → ritorno verso uno stato cellulare simile a quello normale.
Lo stesso KAIST descrive la cancer reversion come un possibile nuovo paradigma terapeutico. Il principio consiste nel controllare il destino della cellula anziché limitarsi a cercare di eliminarla.
Ma non significa che esista già una cura
È fondamentale evitare interpretazioni sensazionalistiche.
Lo studio non dimostra che oggi sia possibile curare un paziente facendo semplicemente “tornare normali” tutte le sue cellule tumorali.
Si tratta di ricerca preclinica e i risultati ottenuti riguardano soprattutto modelli sperimentali di tumore colorettale. Saranno necessari ulteriori studi per capire se il meccanismo possa essere trasformato in una terapia efficace e sicura nell’uomo e se un principio analogo possa essere applicato ad altre forme tumorali.
La scoperta resta comunque significativa perché dimostra sperimentalmente che, almeno nei modelli studiati, lo stato maligno di una cellula non deve necessariamente essere considerato un percorso biologico irreversibile.
Ed è proprio questa possibilità a rendere particolarmente interessante la ricerca: in futuro la lotta contro alcuni tumori potrebbe non significare soltanto trovare sistemi sempre più efficaci per distruggere le cellule cancerose, ma anche imparare a convincerle biologicamente a non comportarsi più come cellule tumorali.
Fonte
Lo studio è “Control of Cellular Differentiation Trajectories for Cancer Reversion”, di Jeong-Ryeol Gong, Chun-Kyung Lee, Hoon-Min Kim, Juhee Kim, Jaeog Jeon, Sunmin Park e Kwang-Hyun Cho, pubblicato su Advanced Science, Volume 12, Issue 3, DOI 10.1002/advs.202402132.
Studio scientifico originale su Advanced Science – Wiley
Scheda ufficiale della ricerca sul portale KAIST
Nota di aggiornamento: nel maggio 2026 Advanced Science ha pubblicato una correzione relativa alla dichiarazione sulla disponibilità dei dati dello studio, indicando il deposito dei dati RNA-seq nel database GEO. La correzione riguarda la disponibilità dei dati e non modifica le conclusioni scientifiche riportate nell’articolo originale.
